15 gennaio 2021

Ripresa Economica: la Sardegna rischia di mancare l'appuntamento



La Sardegna rischia di mancare l’appuntamento con la ripresa del 2021 e di far registrare, nel biennio 2020-2021, uno dei risultati peggiori tra le regioni italiane. Archiviato un 2020 disastroso, l’economia sarda si prepara infatti ad affrontare una fase di ripartenza estremamente complessa e incerta in cui incideranno sicuramente le vulnerabilità strutturali della nostra regione (le forti difficoltà delle piccole e medie imprese, che rappresentano ancora una quota cospicua dell’economia isolana, un’economia poco diversificata, il peso del settore turistico-ricettivo, l’elevata quota di lavoratori precari e stagionali, la maggiore esposizione al rischio liquidità per le imprese, l’alto livello delle importazioni e la concentrazione dell’export nel settore petrolifero). Nel 2021 la ripresa economica potrebbe faticare ad arrivare al +1%, a fronte di una previsione nazionale pari al +3,2%. Guardando al biennio 2020-2021, l’economia sarda potrebbe far registrare uno dei risultati peggiori nel panorama regionale italiano: -8,9% il PIL previsto per il 2021 rispetto al livello del 2019.
“Nonostante un trimestre estivo in grado di dare un po' direspiro a molte attività economiche regionali messe in ginocchio dal lock-down di marzo-aprile”, commentano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, presidente e segretario regionale della Cna Sardegna -. Anche escludendo nuovi lock-down generalizzati e il verificarsi di una nuova ondata epidemica, la nostra regione corre seriamente il rischio di mancare clamorosamente l’appuntamento con la ripresa economica. Guardando alle stime previsionali per il biennio pandemico 2020-2021, l’Isola risulta una delle economie regionali più colpite, alle spalle soltanto di Valle d’Aosta, Trentino Alto-Adige e Toscana. La Regione – continuano Piras e Porcu - apra il confronto con le forze sociali: l’eccezionale e irripetibile occasione fornita dalla contestuale contemporaneità dell’avvio della nuova programmazione Comunitaria (settennio 2021/2027) e la gestione del Recovery Plan devono segnare l’avvio di un serio processo riformatore a cui affidare la mitigazione dei deficit strutturali di cui soffre l’economia isolana”.


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